1 aprile 2011

su La Civetta di aprile: la paura del laico

Da La Civetta di Aprile (consultabile nella finestra qui sotto, anche a schermo intero), la recensione di La Paura del Laico di Roberto Escobar (no, non il narcotrafficante! Un docente di filosofia...)


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Non si scopre nulla, ormai, quando si osserva che la macchina comunicativa mediatica ha assunto il ruolo di strumento di potere principe, nell’era contemporanea. Strumento dall’efficacia sempre crescente le cui narrazioni, tanto vaste per numero e per molteplicità di varianti da risultare incalcolabili, sembrano tuttavia accorparsi intorno a una funzione dai confini indefiniti, appunto, ma comunque molto chiara: la decisione. L’etimo latino di decidere significa tagliare via, mozzare.
La decisione è, per tutti, il procedimento che elimina le opzioni inadeguate da ciò che, invece, viene eletto come il percorso da intraprendere. Nel momento sociale in cui siamo immersi, ormai universalmente – e per molti motivi – definito «la crisi», sono soprattutto i media ad operare ideologicamente la decisione. Per salvare la società dalla crisi, occorre decidere, separare da essa chi è dannoso, il responsabile della crisi stessa (interessante che la radice greca del termine crisi sia κρίνω, separare, appunto).
Qual è la misura secondo cui si crea una categoria che faccia da capro espiatorio per le condizioni economiche e sociali più misere? La paura.
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31 marzo 2011

libia, tre porcellini e uccelli incazzati

non so se ci avete fatto caso, ma in Nordafrica c'è un po' di subbuglio, negli ultimi mesi...

il russo Egor Zhgun ci mostra finalmente come stanno andando veramente le cose!

come finisce il derby?

il sondaggione da partita carbonara.

Allora allora allora. Se ne vanno dicendo – ma davvero – di tutti i colori.
E prima Leonardo non avrebbe voluto la pausa nazionali, per paura che gli si raffreddi la preda.
E poi De Laurentiis va dal cardinale che gli dice che nel derby è pareggio e il Napoli si scudetta.
E ancora Galliani che spiega che il derby non decide il tricolore (paura eh!).
In tutto questo, ci hanno ripetutamente marciato sui testicoli con la questione Ibrahimovic (per non perdere il vizio il sobrio svedese ha preso a calci pure i compagni di nazionale) che non ci sarà e oggi Boateng ha fatto capire che le ha piene anche lui e che il lungagnone che si distingue per modestia (o era il naso?) non gli mancherà poi molto.
Lasciamoli parlare di Balotelli al Milan – aumenterebbe il tasso di galanteria dello spogliatoio, il giovanotto – e di Sanchez all'Inter.
Noi sondaggiamo!

rebus notturno

il rebus delle tre di notte... festaaaaaa!

rebus (15)

30 marzo 2011

recensione: Everyman

Da Visioni carbonare una recensione di qualche anno fa...

Philip Roth nacque a Newark, la più grande città del New Jersey; quella i cui abitanti più giovani, per scoprire i propri sogni, guardano dall’altra parte del fiume Hudson, dove sta Manhattan, e aspettano di andare un giorno sulla sponda più nobile a realizzarli. La comunità ebrea di Newark è, storicamente, molto numerosa e assai nutrita dal punto di vista culturale. Tuttavia, per quanto sia impossibile ignorare – per comprendere la letteratura di Roth – che egli sia un ebreo di Newark, il dato biografico più importante in relazione a questo suo romanzo è il suo anno di nascita, il 1933. Everyman è una storia di progressiva perdita, di rimpianto e nostalgia, di decadimento fisico: con Everyman Philip Roth tenta una resa dei conti con il proprio invecchiamento e non è certo un caso che questa esigenza sia sorta a settantatré anni.
La vicenda parte dalla fine. Dalla tomba del protagonista, sulla quale i suoi cari si sono riuniti per tributargli l’ultimo saluto. A stroncarlo è stato il cuore, proprio durante un intervento chirurgico che doveva liberare la sua carotide ostruita. Del resto, non era il primo intervento simile che si era reso necessario per quest’uomo, e il suo corpo da alcuni anni andava sempre più frequentemente rifiutandosi di svolgere i propri compiti con puntualità.

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